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Carlo Alberto Marchi, il giornalista protagonista dei gialli di Gigi Paoli

Carlo Alberto Marchi, il giornalista protagonista dei gialli di Gigi Paoli Carlo Alberto Marchi, il giornalista protagonista dei gialli di Gigi Paoli

Un giornalista di cronaca giudiziaria dalla vita privata complicata, coraggioso e poco amante delle imposizioni. Sensibile, spiritoso e auto ironico, con quel senso dell’umorismo tipico di chi viene da Firenze, la magnifica e misteriosa città che fa da sfondo ai alle sue indagini giornalistiche:  è Carlo Alberto Marchi, il protagonista di cinque romanzi gialli nati dalla penna di Gigi Paoli, guarda caso anche lui un giornalista fiorentino. 

I libri precedenti hanno riscosso un grande successo. Il primo è Il rumore della pioggia dove si incontra per la prima volta il simpatico giornalista alle prese con l’omicidio di un anziano antiquario; ne Il respiro delle anime, secondo volume della serie, Carlo Alberto indagherà su una serie di morti sospette, ne La fragilità degli angeli invece la storia si dipana a partire dalla sparizione di un bambino di soli quattro anni. Sono stati proposti anche in un volume che li racchiude tutti e tre: I misteri di Firenze.

Nel quarto romanzo, Il giorno del sacrificio, il Marchi segue per il suo giornale un caso molto complesso connesso al tema del terrorismo islamico e della guerra nei Balcani degli anni ’90. Sarà un’indagine ricca di azione e di suspense in cui metterà in pericolo la sua stessa vita. 

Il nuovo capitolo della serie si intitola Diritto di Sangue e questa volta il giornalista dovrà fare i conti con le pesanti conseguenze di quanto avvenuto nel precedente libro. Sta male fisicamente, non può lavorare e un banale fatto di cronaca nera avvenuto al parco delle Cascine a Firenze, riporta alla luce un dolore che ha colpito la famiglia Marchi in passato. Con quel dolore e con quel passato Carlo Alberto dovrà fare i conti. Ne abbiamo parlato con il suo autore:

Senza spoilerare, il libro si apre dopo qualche mese dalla conclusione del precedente romanzo. Ci puoi dire di più sulla trama di Diritto di sangue?
Carlo Alberto ha passato mesi in ospedale e ne è uscito a pezzi, in stampelle, dipendente dagli antidolorifici e con un fischio costante nelle orecchie che ne condiziona la vita. Per di più non lavora, è in malattia dal giornale e quindi accoglie con gioia la richiesta d'aiuto che arriva dal suo capocronista all'indomani di un delitto avvenuto al parco delle Cascine, il polmone verde di  Firenze. Ma la vittima, un venditore di panini, risulterà essere ben diverso da quel che si immagina e questo riapre le porte del passato di Marchi, che si ritrova fra le mani una storia dolorosa che lo riguarda direttamente e che ha condizionato, tanti anni prima,  la storia della sua famiglia. E anche la storia della città.

Il Carlo Alberto Marchi di questo romanzo ha ancora voglia di scherzare?
Il sarcasmo di Carlo Alberto resta, è un suo dato caratteriale. E diventa ancor più feroce proprio nei confronti di se stesso, della sua condizione di uomo e giornalista dimezzato dal dolore e dalla sofferenza. Ma il gusto della battuta rimane, grazie anche al ruolo del suo collega e amico, l'Artista, e di sua figlia Donata, che lo sostengono e ne impediscono l'autocommiserazione. E poi è tornata Olga,  la sua fidanzata, e la sua presenza lo sostiene parecchio. Perché in fondo, come dice lui stesso a un certo punto, "in due la sofferenza si dimezza e la felicità si raddoppia"

Sii sincero, Gigi, quanto ti assomiglia Carlo Alberto?
Faccio il giornalista e quindi preferisco scrivere di qualcosa che conosco bene. Se fossi stato Margherita Hack avrei probabilmente scelto come protagonista un’astrofisica... Invece, da giornalista, ho cercato di portare nei miei romanzi le mie esperienze, il mio approccio al lavoro, le mie curiosità e il modo di rapportarmi con i colleghi e con i magistrati. 
Intendiamoci, a differenza di Carlo Alberto, non mi è mai capitato di contribuire in modo così decisivo a un’indagine di polizia o della magistratura. Ma, essendomi occupato per circa quindici anni di cronaca giudiziaria, ho sperimentato personalmente quel rapporto di fiducia, specie con i magistrati, che mi ha permesso di avere informazioni riservate in modo da svolgere al meglio il mio lavoro, proprio come succede al mio alter ego letterario.

Ma qualcuno si è mai riconosciuto nei personaggi dei suoi libri?
Come no! Intanto quasi tutti i magistrati di cui scrivo. Ti racconto un aneddoto: il magistrato che compare nel primo libro, Il rumore della pioggia, con i capelli ricci e le scarpe da ginnastica sotto la toga, lo conosco molto bene. Qualche giorno prima dell’uscita del libro lo avvisai che si sarebbe ritrovato descritto nel mio libro e per fortunail suo personaggio gli piacque, altrimenti - mi minacciò scherzando - avrei rischiato il sequestro dei volumi in tutta la provincia di Firenze… Quella volta ci siamo fatti una risata, ma certo la maggior parte dei personaggi di cui parlo sono ispirati a persone che fanno parte della mia vita… nel bene e nel male.

CI sono altre avventure in serbo per i tanti fan di Marchi? 
Mi emoziona molto leggere le mail che mi mandano i miei lettori e che vogliono sapere l'evoluzione della vita di Carlo Alberto, al quale si aono affezionati perché lo vedono come un personaggio comune, reale, con i pregi e i difetti di una persona normale. Carlo Alberto Marchi, anche per lil lavoro che svolge, avrà ancora occasione di confrontarsi con il male che lo circonda. E, come lui dice sempre, continuerà a vivere per raccontare storie.

Nell’attesa, godiamoci il nuovo romanzo o, se non abbiamo ancora fatto conoscenza con il mondo di Carlo Alberto Marchi, andiamoci a recuperare i precedenti volumi della serie.

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